la Biennale di Venezia
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Arte


Gli inizi del '900

Una Mostra dei paesaggisti francesi degli anni '30 diede finalmente spazio, nella quarta Biennale del 1901, all'arte francese, piuttosto ignorata nelle prime esposizioni. Fu in quest'ambito che approdarono a Venezia opere di Corot e Millet, mentre notevole successo riscossero le venti sculture della personale di Rodin. La quinta Biennale (1903) registrò due novità: una fu l'apertura alle arti decorative, attraverso l'allestimento di sale comprendenti arredi; l'altra fu il Salon des refusées, concessa dopo una plateale protesta derivata dal verdetto di selezione, che escludeva 823 opere su 963.

L'Impressionismo francese, tendenza ormai stabilizzata a livello europeo, in questo periodo non venne considerato. Ci fu invece un'apertura verso l'arte americana, con la medaglia a Sargent nel 1907, e la personale di Barlett nel 1909. Nel 1907, grazie alla mediazione di Diaghilev, la Biennale ospitò il tolstoiano testimone delle tradizioni russe Repin, nonché Bakst, celebre costumista e decoratore di balletti russi. Bisognerà tuttavia attendere il 1910 perché le presenze internazionali alla Biennale siano di assoluto rilievo: una splendida sala di Klimt contrapposta a una personale di Renoir; ma anche le retrospettive di Courbet e di Monticelli. L'apertura all'Espressionismo, sorto a Dresda nel 1903, avvenne nel 1914 con una personale dedicata a Ensor.

Curioso fu il rapporto della Biennale con un altro celebre artista: Picasso. Nel 1905 il Segretario Generale Fradeletto fece togliere una sua opera dal padiglione spagnolo, perché avrebbe potuto scandalizzare il pubblico con il suo linguaggio artistico troppo innovativo. Le opere di Picasso saranno esposte esposte alla Biennale solo nel 1948, grazie alla grande retrospettiva curata da Guttuso.

Per quanto riguarda l'arte italiana, a predominare fu l'Ottocento sia nell'ordinamento regionale delle sale (1901), sia nelle retrospettive dedicate a Fontanesi, Fattori, Signorini, Cremona. A questa tendenza si affiancò il perdurante stile simbolista. Significativa in questo senso fu la mostra L'arte del sogno del 1907, aperta anche ai simbolisti stranieri. È contro questo predominio, ormai considerato accademico, che si sviluppò, già a partire dal 1908, la reazione dei giovani di Cà Pesaro, organizzati dal critico Nino Barbantini. Solo nel 1914 Medardo Rosso avrà spazio alla Biennale, con una personale.

A partire dal 1907, Fradeletto promosse l'organizzazione dei Padiglioni stranieri (saranno 7 già attivi prima del conflitto mondiale). La nona Biennale fu anticipata al 1910 affinché non coincidesse con la grande Esposizione d'Arte che si doveva tenere a Roma, per la celebrazione del cinquantesimo anniversario del Regno d'Italia. L'Esposizione veneziana ebbe luogo con cadenza biennale fino all'interruzione, dal 1914 al 1920, dovuta alla Grande Guerra.