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Cinema

Pre-apertura della Mostra del Cinema, gratuita per i veneziani all’Arena di Campo San Polo

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martedì 27 agosto, ore 20.30
22 | 08 | 2013

Le mani sulla città (1963) alla presenza del regista Francesco Rosi

La Biennale di Venezia organizza per martedì 27 agosto alle ore 20.30 all’Arena di Campo San Polo - in collaborazione con il Comune di Venezia, Circuito Cinema Comunale - la serata di pre-apertura della 70. Mostra del Cinema, alla quale è invitato il pubblico di Venezia attraverso la collaborazione con i quotidiani locali “Il Gazzettino”, “La Nuova di Venezia e Mestre” e il “Corriere del Veneto”.
 
Sarà proiettato il capolavoro di Francesco Rosi Le mani sulla città (1963, 100’), film vincitore del Leone d’oro 50 anni fa, in un restauro digitale a cura della Cineteca Nazionale di Roma, effettuato per l’occasione e presentato in prima mondiale.
 
Sarà presente il regista Francesco Rosi, Leone d’oro alla carriera della Mostra di Venezia 2012.
 
Per assistere gratuitamente alla proiezione di Le mani sulla città, il pubblico interessato potrà ritirare l’invito a Ca’ Giustinian, sede della Biennale (S. Marco 1364/A), o alla biglietteria dell’Arena di Campo San Polo, nei giorni di venerdì 23, sabato 24, lunedì 26 e martedì 27 agosto, dalle 16.30 alle 19.00, semplicemente presentando i coupon pubblicati da venerdì 23 a lunedì 26 agosto su “Il Gazzettino” oppure “La Nuova di Venezia e Mestre”.
 
·      Per informazioni sugli inviti ancora disponibili tel. 041 2726505
 
·      Ogni coupon dà diritto a un invito valido per una persona per assistere gratuitamente alla proiezione
 
·      Gli inviti saranno erogati fino a esaurimento dei posti riservati a ciascuna testata
 
Oppure il pubblico potrà telefonare nei giorni di sabato 24 e domenica 25 agosto al “Corriere del Veneto” al numero verde 800.030.233 nella fascia oraria dalle ore 12.00 alle ore 14.00, dimostrando il possesso della copia del giornale. Ciascun lettore si aggiudicherà 2 inviti. Il ritiro dei biglietti da parte dei lettori avverrà in questo caso martedì 27 agosto alla biglietteria di Campo San Polo prima della proiezione, dalle ore 18.30 alle ore 20.
 
La 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia avrà luogo al Lido dal 28 agosto al 7 settembre 2013, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale presieduta da Paolo Baratta.
 
Le mani sulla città di Francesco Rosi (Leone d’oro alla carriera della Mostra di Venezia 2012) è un’opera fondamentale della storia del cinema italiano, un film-denuncia che racconta l’intreccio tra politica e poteri economici in una Napoli devastata dalla speculazione edilizia. Una magistrale interpretazione di Rod Steiger, un affresco di grande potenza visiva, con una memorabile fotografia in bianco e nero di Gianni Di Venanzo, le cui sfumature saranno di nuovo apprezzabili su grande schermo.
 
Nel film,il crollo di un palazzo mette in luce gli intrallazzi dell’astuto imprenditore edile Edoardo Nottola (Rod Steiger), che vuole piegare ai propri fini il piano regolatore della città. Nottola aspira a diventare assessore comunale, ma con il crollo del condominio vede compromesso il suo prestigio. Così abbandona il partito di destra per il quale voleva candidarsi, passa a quello di centro e viene eletto. Nonostante le proteste dell’opposizione, Nottola diventa assessore all’edilizia e apre indisturbato nuovi cantieri.
 
Avverte una didascalia: “I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica è la realtà che li produce”. Con la sua tecnica semidocumentaristica, Francesco Rosi si preoccupa di esporre i fatti con rigore e di mettere continuamente a confronto idee e posizioni politiche, senza per questo rinunciare al proprio inequivocabile giudizio. Nel film l’equilibrio fra la realtà e la finzione, caratteristico di Rosi, raggiunge la perfezione anche attraverso la verosimiglianza delle interpretazioni, sia di un grande attore hollywoodiano come Rod Steiger nel ruolo del protagonista, sia di un politico di professione come Carlo Fermariello. Anche in Le mani sulla città, come in Salvatore Giuliano, la fotografia di Gianni Di Venanzo offre i giusti toni al racconto, ricorrendo a immagini contrastate (per sottolineare il duello oratorio tra gli speculatori e l’opposizione) o a impasti grigi (da reportage) per la descrizione degli ambienti. Con Le mani sulla città, quarto film di Rosi, scritto anche da Raffaele La Capria, prodotto da Lionello Santi per la Galatea Film e dalla Societé Cinématographique Lyre, il regista ottenne la definitiva consacrazione, raccogliendo e rinnovando la difficile eredità del Neorealismo.
 
Francesco Rosi (Napoli, 1922) si afferma come autore proprio alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1958 con La sfida, che ottiene il Premio Speciale della Giuria. In quel film, girato nel mercato ortofrutticolo di Napoli, come nel successivo I magliari (1959, premiato a San Sebastián), ambientato tra venditori di stoffe e tappeti ai limiti della legalità, è già presente quel dato cronachistico che, filtrato dalla finzione drammatica, costituisce la peculiarità del suo cinema. In Salvatore Giuliano (1961), Orso d’argento a Berlino, l’uso di materiale di repertorio caratterizza uno stile da reportage giornalistico di rara efficacia, inaugurando un nuovo tipo di cinema politico, documentato e legato alla realtà più scomoda, sempre rivolto a capire il presente anche quando parte da materiali storici.
 
Nel 1963 Francesco Rosi ottiene la definitiva consacrazione vincendo il Leone d’oro a Venezia con La mani sulla città. Torna alla Mostra di Venezia nel 1970 con un altro film di forte impegno civile, Uomini contro, tratto da Un anno sull’altopiano di Lussu, fornendo uno sguardo privo di retorica della prima guerra mondiale.
 
Il caso Mattei (1972), Palma d’oro a Cannes, segna il ritorno allo stile del reportage nella ricostruzione delle vicende del presidente dell’Eni (interpretato da Gian Maria Volonté, premiato a Cannes con una Menzione speciale), fino alla sua morte in circostanze mai chiarite, gettando una luce inquietante sulle connivenze tra potere politico e oscure trame destabilizzanti. Il successivo Lucky Luciano (1975), nuovamente con Volonté, ricostruisce gli ultimi anni di vita che il boss trascorre in Italia portando nella tomba i suoi segreti. 
In seguito, per il suo alto cinema d’impegno, Rosi si rivolge spesso a testi letterari. In Cadaveri eccellenti (1976), premio David di Donatello per il miglior film e la miglior regia, tratto da Il contesto di Sciascia, si sofferma sulla spirale del terrorismo e le compromissioni del potere. Da Carlo Levi trae Cristo si è fermato a Eboli (1979), David di Donatello per il miglior film e la miglior regia, vincitore al Festival di Mosca, premiato come miglior film straniero ai Bafta, gli “Oscar” britannici. Rosi realizza quindi Tre fratelli (1981), in cui riflette sugli anni di piombo (David di Donatello per la miglior regia e per la miglior sceneggiatura con Tonino Guerra, Nastro d’argento per la miglior regia), e in seguito Carmen (1984) dall’opera di Bizet (David di Donatello per il miglior film e la miglior regia). È poi la volta di Cronaca di una morte annunciata (1987), tratto dall’omonimo romanzo di Márquez (in Concorso a Cannes), Dimenticare Palermo (1990), scritto con Tonino Guerra e Gore Vidal, e La tregua (1997) da Primo Levi, in Concorso a Cannes, premio David di Donatello per il miglior film e la miglior regia. In gioventù vicino agli esponenti della cultura napoletana del dopoguerra (Patroni Griffi, La Capria, Ghirelli), Francesco Rosi prima de La sfida si è formato alla scuola di Luchino Visconti, suo aiuto-regista per La terra trema, ed è quindi stato aiuto-regista di Michelangelo Antonioni e Mario Monicelli. Nel 2012 la Mostra di Venezia ha attribuito a Francesco Rosi il Leone d’oro alla carriera.