la Biennale di Venezia
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Cinema


Gli anni '80

È Carlo Lizzani, direttore dal 1979 al 1982, a ridare prestigio internazionale alla Mostra, affiancando ai film in concorso retrospettive importanti, sezioni dedicate alla ricerca ("Officina") e soprattutto la nuova sezione Mezzogiorno-Mezzanotte, dedicata a film spettacolari: Raiders of the Lost Ark (1981) ed E.T. (1982) di Spielberg, oltre a The Empire Strikes Back (L'Impero colpisce ancora) di Kershner (1980), Heaven's Gate (I cancelli del cielo) di Cimino (1982), Poltergeist di Tobe Hooper (1982), riedizioni (Vertigo, Femmina folle) o film eccentrici, ideata dal grande critico scomparso Enzo Ungari. Una formula, quella inaugurata dal duo Lizzani-Ungari, che si imporrà a lungo come modello di festival nel mondo.
 
Nel 1980 viene ripristinato il Leone d'Oro, con un premio ex aequo a Louis Malle (Atlantic City) e John Cassavetes (Gloria). Venezia, in questi anni, contribuisce all'affermazione nel mondo del nuovo cinema tedesco: Margarethe Von Trotta, prima donna Leone d'oro nel 1981 con Die bleierne Zeit - Anni di piombo, e Wim Wenders nel 1982 con Der Stand der Dinge - Lo stato delle cose, ricevono i massimi riconoscimenti alla Mostra; Rainer Werner Fassbinder ottiene un grande successo per la proiezione a puntate di Berlin Alexanderplatz (1980), mentre il controverso Querelle de Brest, presentato nell'82 pochi mesi dopo la scomparsa del regista, non ottiene il Leone d'oro, spaccando la giuria.
 
A testimonianza del momento d'oro vissuto dalla Mostra, anche altri registi ottengono per la prima volta a Venezia una visibilità che manterranno negli anni a venire, come ad esempio Emir Kusturica (che vince nel 1981 il Leone d'oro per la migliore opera prima con Sjecas li se, Dolly Bell - Ti ricordi di Dolly Bell?) e Peter Greenaway, che presenta nel 1982 The Draughtsman's Contract (Il mistero dei giardini di Compton House), film che lo fa conoscere al grande pubblico. La Mostra contribuisce anche al ricambio del cinema italiano, proponendo film di registi come Nanni Moretti, Gianni Amelio, Marco Tullio Giordana, Franco Piavoli, Paolo Benvenuti.
 
Il nuovo corso si consolida nel 1983, sotto la direzione di Gian Luigi Rondi, che rientra da trionfatore dopo le dimissioni del 1972. Rondi, ricco di relazioni ed esperienza, organizza in poco tempo una Mostra monstre e la lancia con lo slogan "Mostra degli autori, per gli autori". Si riprende la numerazione, si pongono le premesse per una maggiore organizzazione della Mostra e si istituzionalizzano le sezioni, dando spazio ai maestri del cinema di ieri e di oggi. Perché tutto sia in armonia con il suo disegno, Rondi compone una giuria di soli autori, tutti emersi nei favolosi anni Sessanta, facendola presiedere da Bernardo Bertolucci.
 
Nell'83 vince Godard con Prénom Carmen, nell'84 Zanussi con Rok spokojnego slonca (L'anno del sole quieto), nell'85 Agnes Varda con Sans toit ni loi, nell'86 Rohmer con Le rayon vert. Oltre ai film premiati, a Venezia in questi anni passano anche Zelig di Woody Allen (1983), E la nave va di Federico Fellini (1983), Blade Runner di Ridley Scott (1983), C'era una volta in America di Sergio Leone (1984), Heimat di Edgar Reitz (1985). Nel 1984 nasce la SIC, Settimana Internazionale della Critica, gestita autonomamente dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, e dedicata a opere prime e seconde.
 
Guglielmo Biraghi, scrittore, per anni critico cinematografico del "Messaggero" di Roma e direttore del Festival di Taormina, diventa nel 1987 il 14° direttore della Mostra. Grande appassionato di viaggi, perfetto conoscitore di numerose lingue straniere, Biraghi (scomparso nel 2001) si distingue nel suo mandato (che si protrae per cinque edizioni fino al 1991) per il gusto della ricerca e della scoperta di autori e cinematografie inusuali. Già nella prima edizione della sua Mostra, Biraghi allineava in concorso un film indiano, uno libanese, uno svizzero, uno norvegese, uno coreano e uno turco. Nel 1989 Biraghi presenta O Recado das Ilhas di Ruy Duarte de Carvalho, primo film dell'isola di Capo Verde a un festival internazionale.
 
Ordinata, con un programma snello (Concorso, Settimana della critica, Omaggio a Mankiewicz), apprezzata dagli addetti ai lavori (la nomina di Biraghi era stata molto sostenuta dal Sindacato Critici), la prima Mostra di Biraghi premia un veterano dei festival come Louis Malle (Au revoir les enfants), scopre registi come Carlo Mazzacurati nella Settimana della critica (Notte italiana) e David Mamet (che presenta il suo primo lungometraggio The House of Games), senza rinunciare ai film importanti presentati fuori concorso, tra cui The Untouchables di Brian De Palma e The Dead di John Huston. Gran clamore intorno all' "esperimento" di Giulia e Giulia, un film di Peter Del Monte prodotto dalla Rai, girato con telecamere ad alta definizione, che però non incontra sul piano critico i favori della stampa.
 
Nell'88 Biraghi arricchisce il programma con le sezioni Orizzonti, Notte e con gli Eventi Speciali, tra i quali figura il film The Last Temptation of Christ di Martin Scorsese. Il film solleva grandi polemiche nel mondo religioso, in America e quindi in Italia, prima della sua proiezione a Venezia, ma viene visto regolarmente in un Palazzo del Cinema controllato come un bunker, e Scorsese presenta le ragioni artistiche della sua scelta in un'affollata ma ordinata conferenza stampa. Ma l'edizione del 1988 scopre anche il talento di Pedro Almodovar (Mujeres al borde de un ataque de nervios) e presenta un successo comico internazionale come A Fish Called Wanda (Un pesce di nome Wanda), oltre a Who Framed Roger Rabbit? (Chi ha incastrato Roger Rabbit?) di Zemeckis. Nella Settimana della critica si mette in evidenza Mike Leigh con High Hopes, mentre il Leone d'oro viene vinto da La leggenda del santo bevitore di Olmi. Il 1989 è invece l'anno del polacco Kieslowski e dei suoi Dieci comandamenti, proiettati uno al giorno, che polarizzano al Lido l'interesse di stampa e pubblico. Protagonista di quell'edizione, insieme a Kieslowski, è Nanni Moretti con il discusso Palombella rossa, escluso dalla Mostra e inserito nella Settimana della critica; grande successo riscuote anche il terzo capitolo della saga di Indiana Jones (Indiana Jones and the Last Crusade di Spielberg). Il Leone d'oro assegnato al film di Taiwan Beiqing chengshi (Città dolente) di Hou Xiaoxian allarga lo sguardo sul cinema asiatico meno conosciuto, preannunciando un'attenzione da parte della Mostra che si prolungherà per tutto il decennio successivo.



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