Anno/Durata: | 2019, 60' (prima italiana) |
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Regia, coreografia, costumi, scene, suono: | Trajal Harrell |
Scenografia: | Erik Flatmo, Trajal Harrell |
Disegno luci: | Stéfane Perraud |
Assistente alla regia: | Lennart Boyd Schürmann |
Drammaturgia: | Katinka Deecke |
Cast: | Trajal Harrell, Stephanie Amurao / Maria Ferreira Silva, Helan Boyd Auerbach, Vânia Doutel Vaz, Rob Fordeyn / Challenge Gambodete, Christopher Matthew, Nasheeka Nedsreal, Perle Palombe, Songhay Toldon, Ondrej Vidlar, Tiran Normanson |
Produzione: | Manchester International Festival |
Fa parte di una trilogia, Porca miseria, commissionata da: | Manchester International Festival, Schauspielhaus Zürich, ONASSIS STEGI, Kampnagel (Hamburg), Holland Festival, the Barbican and Dance Umbrella, NYU Skirball, Berliner Festspiele, The Arts Centre a NYU Abu Dhabi |
È in tournée con: | Causecélèbre, la compagnia europea di Trajal Harrell, artista residente alla Schauspielhaus Zürich |
Causecélèbre: | ha sede in Belgio ed è amministrata da Lena Appel in collaborazione con Lies Martens |
Nota: | Dopo lo spettacolo seguirà una conversazione con il coreografo |
Trajal Harrell - Maggie the Cat
Descrizione
Cat. Catwalk. Runway. Il punto di partenza di questa creazione è dato da tre parole, presenti nel portfolio di ricerca di Harrell per ben vent’anni. Esse rappresentano una possibile evoluzione dei suoi precedenti lavori e della sua ricerca sulla storia della sfilata e del suo sviluppo, dagli spettacoli teatrali alla corte di Luigi XIV al suo uso nella tradizione e nelle competizioni di voguing. Il lavoro di Harrell prende a esempio il movimento da passerella come linguaggio di danza in sé e per sé, ma anche come strumento per la caratterizzazione del personaggio. Nel caso di Maggie the Cat, Maggie è sia figurativa che astratta. È allo stesso tempo un personaggio e, a volte, una forza inarrestabile e un’energia dalla quale sono emanati il ritmo e la struttura del lavoro. La danza è popolata dal milieu tradizionale del delta del Mississippi: Big Mama, Big Daddy e gli schiavi della piantagione di Big Daddy. Mentre vengono, a tratti, interpretati come personaggi, questi caratteri si tramutano anche in cadenze tonali, in suono, in impulsi ritmici che guidano la danza, la dimensione musicale e la composizione visiva dell’opera.