I miti hanno svolto un ruolo cruciale nel corso della storia, fornendo un quadro di riferimento per comprendere l’esistenza, la moralità e il cosmo. Ci aiutano a esprimere le nostre paure, le nostre aspirazioni e i misteri della vita. Man mano che le società si evolvono, si evolvono anche i loro miti. In tempi di disordini o di transizione, quando le convinzioni e le strutture tradizionali iniziano a crollare, l’umanità spesso cerca nuove narrazioni per far fronte all’incertezza e ispirare speranza. Questi nuovi miti possono emergere da varie fonti: scienza, filosofia, esperienze collettive condivise tra le comunità e, soprattutto, dal vibrante campo dell’arte.
Consideriamo gli straordinari atti creativi del passato: le piramidi nubiane, le antiche pitture rupestri dell’Azerbaigian, i mosaici dell’Iran, i testi classici, la musica, la scultura e la poesia, così come gli straordinari rituali performativi, le danze e le canzoni che continuano a perseguitarci, ispirarci, a evocare, a stimolarci, sfidarci e scuoterci.
Attraverso la loro inspiegabile ricerca creativa, gli artisti sono sempre stati i creatori di miti del loro tempo, ed è attraverso la loro eredità che ci addentriamo nelle profondità del loro/nostro io interiore, articolando verità universali che risuonano attraverso i tempi e le culture. Gli artisti sono anche i creatori di miti del nostro tempo, ed è con la loro creatività che sviluppano narrazioni antiche, ipotetiche e contemporanee segnando, modellando, scrivendo e recitando per incantare, ammaliare e perdurare. In una società contemporanea, con rapidi progressi tecnologici e sfide globali come il cambiamento climatico e la disuguaglianza sociale, c’è un urgente bisogno di miti che siano in risonanza con l’attuale esperienza umana. Queste nuove narrazioni possono favorire un senso di connessione, appartenenza e scopo, guidando gli individui e le comunità in tempi difficili.
La creazione di miti, quindi, è fondamentalmente un atto di creatività profonda e sfaccettata, perché entrambi i processi integrano l’immaginazione, la narrazione e l’esplorazione delle emozioni umane. La creatività è sia una ragione di esistere che un modo di essere. È effimera ma concreta, un processo e una pratica. Può essere casuale o intenzionale, leggera o profonda. La creatività funge sia da parco giochi che da laboratorio ben attrezzato. È una combinazione in continua evoluzione e profondamente personale di abilità, conoscenze, tecniche, esperienze, ispirazioni, visioni e intuizioni radicate sia nel corpo che nella mente. Questa combinazione può essere applicata in innumerevoli modi. Se pensiamo al corpo come a una costellazione di schemi di movimento sospesi in un campo di forza di gravità, allora la creatività può essere vista come un cosmo di idee mobili sospese in un campo di forza di possibilità. La creazione è una genesi; suggerisce e presenta una versione della realtà attraverso l’attenzione, la percezione, la cognizione, l’emozione e le tecniche di comunicazione. Questo processo offre una via d’accesso alla trascendenza, consentendo agli individui di lasciarsi alle spalle il loro sé attuale per esplorare nuovi campi.
Per il pubblico, c’è la speranza che l’impatto della creazione possa provocare un cambiamento, proponendo nuovi modi di vedere, essere e comprendere, avviando così un viaggio personale. Nonostante la stabilità abbia il suo ruolo – dal momento che nulla si crea senza un processo decisionale – l’arte invita spettatori, ascoltatori, lettori e attori – ognuno un cosmo creativo a sé stante – a sperimentare, sentire, interpretare e rispondere. Anche le opere in pietra apparentemente immutabili possono sfuggire alla stasi e cambiare forma attraverso questo impegno. Anche se i suoi effetti possono essere alchemici, la creatività in sé non è una vocazione misteriosa. Come esseri umani, ognuno di noi possiede il dono dell’invenzione: che la si usi sempre, ogni tanto o mai è una scelta. L’immaginazione è un tratto universale. Tutti nascono in grado di sviluppare ed esprimere idee e concezioni uniche. Il desiderio di creare è una spinta potente che ci costringe a esplorare e cercare senza alcuna idea chiara di ciò che potremmo scoprire. Implica impegnarsi, mettere in discussione, fluire e creare. Questo processo ci permette di proiettare nel mondo un pezzo della nostra unicità, della nostra essenza. I nostri contributi possono avere un effetto a catena, nutrendo, ispirando, provocando e generando energie creative che vanno ben oltre le nostre energie, spesso per epoche intere.
Attraverso il movimento, il gesto e il senso, gli artisti della Biennale Danza 2025 hanno creato moderni miti trasformativi che ci invitano a guardare a realtà alternative ed esplorare diversi modi di esistere. Il flusso ritmico della loro danza rispecchia la complessità della vita, permettendoci di elaborare le emozioni ed esprimere ciò che spesso rimane inespresso. Nell’impersonare le loro storie, i danzatori offrono al pubblico uno spazio condiviso per la riflessione, la guarigione e la connessione, illuminando percorsi di resilienza e ispirazione. In questa esperienza condivisa, mentre discutiamo di ciò che abbiamo appena visto e lo confrontiamo con ciò che abbiamo visto in precedenza, mentre ricordiamo, elaboriamo e progettiamo, mentre tocchiamo l’opera in tante dimensioni e modi diversi, anche noi diventiamo parte integrante della creazione del mito. Inebrianti, potenti e vivi: cerchiamo un “allargamento del nostro essere” (C. S. Lewis). A modo nostro, anche noi siamo dei creativi, Creatori di Miti - Myth Makers.
La Biennale Danza 2025 si svilupperà in diversi filoni: spettacoli, installazioni, collaborazioni, laboratori e incontri, Biennale College.
Quest’anno siamo lieti di commissionare e co-commissionare nuovi lavori, in un Festival di 8 prime mondiali e co-commissioni (tra cui i lavori di Bianchi, Kratz, Bullyache, Carvalho, Morau e McGregor), ed entusiasti di presentare 7 prime europee e 5 prime italiane, da leader iconici della danza mondiale a nuove voci emergenti e innovative. Oltre 160 artisti saranno in scena a Venezia, con 75 eventi in 17 giorni.
I temi passati si sono concentrati sull’unicità della nostra intelligenza fisica: tatto, interazione, interocezione (sé chimico) e sensazione. Quest’anno ci concentreremo sulla fluidità, che unisce tali elementi in uno scambio creativo per raccontare storie lienari e non lineari... come utilizziamo la creatività per raccontare storie in una molteplicità di modi. Tutti gli artisti invitati parlano di questo tema tanto quanto i Leoni d’Oro e d’Argento, le colonne portanti del Festival.
Il Leone d’Oro alla carriera
L’artista Twyla Tharp è a dir poco un fenomeno. I suoi contributi rivoluzionari all’ecologia globale della danza sono impareggiabili, con un lavoro che mette insieme rigore e gioco, disciplina classica e tecnica del balletto con danza moderna e movimenti naturali - e con coreografie radicalmente innovative per il palcoscenico e il cinema. Twyla Tharp è una delle più importanti coreografe di danza contemporanea viventi.
Iniziamo la Biennale Danza 2025 con la leggenda della danza moderna statunitense Twyla Tharp che celebra il suo 60° anniversario coreografico e ottantaquattresimo compleanno con la prima europea di Slacktide, la sua nuova rivoluzionaria collaborazione con l’icona della musica Philip Glass. Una danza mozzafiato sulle note di Aguas da Amazonia di Glass, eseguite dal vivo da Third Coast Percussion che utilizza uno strumentario di percussioni progettati ad hoc. Inoltre, le sue Diabelli Variations, impostate sul capolavoro estremamente impegnativo di Beethoven, rivelano il suo umorismo elegante e la sua abilità tecnica.
Il Leone d’Argento
Carolina Bianchi è una drammaturga, autrice e performer brasiliana che vive ad Amsterdam. Mescola riferimenti letterari, visivi e cinematografici nel suo lavoro pieno di mashup musicali per confrontarsi con la realtà. La sua ricerca abita negli spazi tra teatro, performance e danza e affronta temi come la crisi di genere, la violenza sessuale e la storia dell’arte. Nel 2023, Bianchi ha presentato il primo capitolo della sua trilogia con A Noiva e o Boa Noite Cinderella, scavando nei profondi orrori della violenza sessista, simile a una discesa nei regni più profondi dell’inferno dantesco, immergendoci in uno spazio in cui i ricordi si intrecciano e diventano indistinti. Traendo ispirazione dall’artista Pippa Bacca, utilizza il suo corpo come elemento centrale del suo lavoro, radicandosi saldamente nella tradizione della performance femminile e allo stesso tempo criticandola. Mentre sviluppa la sua trilogia, Bianchi rimane all’avanguardia della performance radicale, ricordandoci la necessità essenziale di nuove voci artistiche risolute come la sua. Carolina Bianchi presenta il secondo capitolo della sua trilogia provocatoria e conflittuale, Cadela Força – The Brotherhood. Scavando nella complessità dei vincoli di mascolinità, nelle origini della fratellanza tra gli uomini e nei loro codici inscritti nella violenza, Bianchi crea un dialogo stimolante tra drammaturgia e trauma, possesso e poesia radicale, origini della misoginia e una sessualità in crisi.
Investire negli artisti affinché realizzino il lavoro che desiderano è fondamentale per la nostra visione della Biennale Danza. I nostri Leoni d’Argento, artisti più giovani che hanno ancora molto da dire nel loro lavoro e tempo per farlo, non solo vengono celebrati a Venezia, ma ricevono anche un supporto economico per sostenere il loro prossimo grande progetto.
TAO Dance Theater, vincitori del Leone d’Argento della Biennale Danza 2023, tornano a Venezia per la prima europea di due nuovi lavori della loro Numerical Series, 16+17, una co-commissione della Biennale Danza. Una serie che, spettacolo dopo spettacolo, sviluppa il loro approccio innovativo al movimento, attraverso la tecnica denominata Circular Movement System, una danza scandita dalla ripetizione ritualistica dei movimenti naturali del corpo, in grado di rafforzare l’attenzione dello spettatore in un gesto scevro di ogni ornamento.
Ideati partendo da un semplice concetto creativo e da una pura estetica del corpo, i due nuovi tasselli della serie mettono a fuoco in 16 tutti i movimenti della testa, che nelle sue aree più nascoste e meno visibili diventa perno del movimento; ed esplorano in 17 il rapporto fra forma del suono e movimento del corpo, di quella che i coreografi chiamano “un’immaginazione cinestesica del suono”.
Tutti i pezzi della lunga collezione dei Numerical Series, mostrano danza pura ed esperimenti incantevoli che indagano più a fondo nel movimento del corpo, potenziando ulteriormente la ricchezza della Circular Movement Technique, tecnica di movimento circolare, mentre esplorano la pratica della somato-estetica orientale. Ispirate al concetto di seguire la propria inerzia, le opere creano infinite possibilità di flusso istantaneo.
In prima italiana e co-commissionato dalla Biennale Danza, l’anticonformista della danza William Forsythe collabora con Rauf “Rubberlegz” Yasit, Lex Ishimoto, Riley Watts, Brigel Gjoka e il JA Collective (Aidan Carberry & Jordan Johnson) in un nuovo lavoro che esplora le origini della danza popolare, dell’hip hop e del balletto. Questa coreografia mette in evidenza il movimento come linguaggio universale che trascende le barriere culturali e favorisce connessioni più profonde. I ballerini sono coinvolti in un dialogo sui loro stili, celebrando somiglianze e differenze.
L’immaginazione di Virginie Brunelle è ricca di temi legati a stupore e meraviglia. Nella prima europea di Fables l’ambientazione è il Monte Verità, la famosa montagna luogo di nascita di una microsocietà idealistica dell’inizio del 1900, che ha preceduto la controcultura hippie degli anni ‘60. Sullo sfondo del caos di un’epoca stravolta, Fables ci proietta in spazi fantastici da cui emergono personaggi straordinari: archetipi femminili contemporanei che hanno aperto la strada alla libertà da barriere invisibili ma reali. Un universo di grande potenza evocativa, vicino al teatro danza, che riecheggia un bisogno disperato di utopia, di speranza e di umanità.
L’oscurità e la bellezza creativa che Marcos Morau ha sviluppato negli ultimi quindici anni in diversi campi è tanto enigmatica quanto universale, tanto ribelle quanto fatalista. Una prima mondiale e una co-commissione della Biennale a lui e alla sua compagnia La Veronal: La Mort i la Primavera non mancherà di coinvolgere e sorprendere. Basato sull’opera postuma e incompiuta (ma non incompleta) dell’autrice catalana Mercè Rodoreda, Morau costruisce un’allegoria della libertà creativa, dell’impegno sociale e della capacità che l’arte ci offre come salvezza e rifugio per affrontare l’angoscia del ciclo creazione-distruzione in cui siamo immersi.
Investire nel futuro - Nuove voci/trasparenza
Ogni anno lanciamo due Bandi Coreografi per giovani artisti: uno per compagnie e coreografi italiani e uno per compagnie e coreografi stranieri. Ogni anno veniamo sommersi da idee, progetti e visioni e quest’anno abbiamo selezionato una brillante schiera di 361 candidati da tutto il mondo. Si tratta di una rara opportunità per le compagnie emergenti di poter accelerare la loro crescita, il loro profilo e la loro formazione, in quanto commissioniamo e produciamo lavori nuovi, offrendo tutte le risorse della Biennale al fine di supportare la loro creazione, che comprende anche il tutoraggio.
I coreografi Phillipe Kratz e Pablo Girolami con il Nuovo Balletto di Toscana e il duo Bullyache, composto da Courtney Garratt e Jacob Samuel, sono i vincitori del 2025.
In un nuovo emozionante capitolo per il Nuovo Balletto di Toscana, una delle più antiche compagnie di danza contemporanea d’Italia con base a Firenze, la Biennale Danza 2025 commissionerà e ospiterà il rilancio e la nuova direzione di questa stimata realtà. Il coreografo Philippe Kratz, nuovo direttore artistico, presenterà il suo primo programma completo dopo una pausa di un anno. Create in collaborazione con il collega coreografo Pablo Girolami, le opere traggono ispirazione dal Teatro dell’assurdo degli anni ‘50, influenzato da scrittori come Sartre, Genet e Beckett. Questa riflessione esistenziale su un’identità condannata a scegliere la felicità caratterizza le due opere indipendenti ma interconnesse, ed esplora la vertiginosa assurdità della vita insieme al potere della scelta personale e della resilienza.
A Good Man is Hard to Find è il progetto coreografico dei Bullyache, ispirato alla crisi finanziaria del 2008 e incentrato sulle dinamiche di potere. Courtney Garratt e Jacob Samuel coreografano, dirigono, compongono e concettualizzano spettacolari opere originali. Stratificano, contrastano e si muovono tra teatro danza, performance e musica dal vivo per costruire sequenze indimenticabili di immagini in movimento. A Good Man is Hard to Find è un mix epocale di musica, immagini cinematografiche, canzoni e storie che esplorano lo sfruttamento istituzionale. Come possiamo esistere e trovare/toccare l'umanità in un mondo come questo, pieno di consumismo, rivolte razziali, oppressione governativa mondiale, guerra e tagli finanziari?
Con una formazione alla Rambert School, Garratt affonda le radici nei balli di sala e nelle danze latino-americane affermandosi anche in qualità di musicista e filmaker. Samuel è artista multidisciplinare che lavora principalmente su testi e suoni. Sia compagnia di danza che duo musicale, i Bullyache esplorano le identità queer e operaie dei suoi due membri fondatori in spettacoli che fondono danza, musica e teatro.
La creazione artistica in collaborazione con la tecnologia. Intelligenza artificiale, realtà virtuale, realtà aumentata e sistemi immersivi. Quest’anno abbiamo due progetti che evidenziano questa pratica artistica in crescente espansione.
U>N>I>T>E>D è l’ultimo lavoro nel canone delle performance sul “futuro speculativo” di Antony Hamilton, direttore artistico di Chunky Move. Esplorando il “misticismo delle macchine” e la persistenza della spiritualità in un’era digitale post-industriale, l’opera trasforma sei straordinari ballerini in cyborg post-umani, i centauri di un’epoca mitologica. Armati di esoscheletri robotici, “muscoli artificiali” che moltiplicano la loro potenza, agilità e velocità grazie alla più avanzata animatronica dei leader mondiali Creature Technology Co., i danzatori si muovono su sonorità techno infuse di gamelan e ispirate alla trance giavanese del duo indonesiano Gabber Modus Operandi, portando in scena un universo barbarico e fantascientifico allo stesso tempo, come un’archeologia del futuro. Questa produzione si basa “sull’idea che gli strumenti e le macchine non sono solo oggetti da utilizzare, ma sono anche oggetti d’arte sacra che rappresentano la nostra autocoscienza, il nostro intelletto creativo e la nostra natura spirituale come specie”.
Kor'sia si è rapidamente affermata sulla scena internazionale tracciando un percorso unico. Il loro lavoro innovativo si basa sulla sinergia di elementi estetici, drammaturgici e tecnologici, che insieme danno vita a performance interdisciplinari. Ispirandosi a varie discipline, tra cui la pittura, il cinema, la moda, la tecnologia, il design, la musica, la letteratura e la filosofia, con Simulacro ci introduce a una forma di narrazione fresca e autentica.
L’artista performativo, acrobata e regista francese Yoann Bourgeois è stato a lungo affascinato dall’idea di assenza di peso e si sforza costantemente di abbattere i confini tra approcci artistici distinti. Uniti dalla passione condivisa per la poesia e l'attivismo, Bourgeois e il musicista canadese Patrick Watson hanno dato vita a uno spettacolo profondamente potente e giocoso, che getta uno sguardo interrogativo sul nostro mondo di oggi. Con i suoi dispositivi scenici di tipo escheriano, dove le scale si collegano a piattaforme rotanti, circondate da trampolini sporgenti, sedie pieghevoli e tavoli allungabili in un gioco di equilibrio sull’abisso, Bourgeois raggiunge “un punto di sospensione”. Protagonista di una forma d’arte viva, radicalmente multidisciplinare e innovativa.
Un viaggio nella spiritualità sufi, nel fluire ritmico e denso dei versi islamici, veicolati dalla forma raffinatissima della tradizione kathak con la Akash Odedra Company.
Nato a Birmingham e formato agli stili della danza classica indiana kathak e bharatanatyam, prima in patria e poi nell’India delle sue origini, Aakash Odedra è portavoce nel mondo di un approccio dinamico che integra tradizione e contemporaneità, fisico e spirituale. Come in Songs of the bulbul, il bulbul rappresenta un usignolo protagonista di un mito della cultura sufista. Simbolo, con il suo canto melodioso e inconfondibile, della bellezza del mondo naturale e della divinità, l’usignolo del mito viene catturato e messo in una gabbia, da cui cerca disperatamente di fuggire, trovando la libertà perduta soltanto nel sacrificio ultimo. La coreografa Rani Khanam, che al kathak ha impresso il suo stile personalissimo infuso della sapienza dei testi sufi, dirige il ballerino Aakash Odedra in una storia di struggente ricerca della libertà, metafora della stessa impermanenza della danza e dell’arte, chiedendosi se anche noi, come l’uccellino in gabbia, rimarremo legati al mondo materiale o se riusciremo a librarci verso un’esistenza superiore, verso la libertà e il divino. Lo stile scelto è quello del Sufi Kathak, che unisce le sensuali movenze del Kathak indiano, alle suggestioni spirituali della poesia islamica (nell’Islam il sufismo è dottrina di perfezionamento spirituale). Un’opera sostenuta dalle musiche di Rushil Ranjan, che riformula la rapinosità delle sonorità sufi con ricche partiture orchestrali.
Alimentato da un profondo fascino per le forze che modellano i nostri mondi interiori e le esperienze umane, il nuovo assolo di Tânia Carvahlo, in prima mondiale, trascende la paura di accedere ai campi più alti della creatività, celebrando la bellezza, la gioia e l'amore. Le sue coreografie fondono la precisione classica con il movimento espressivo e caotico, rispecchiando l'imprevedibilità della vita. Questa miscela cattura la complessità della nostra bellezza e delle nostre ombre, invitando il pubblico a connettersi con le proprie emozioni e istinti più profondi. Crea uno spazio per esplorare la nostra umanità, abbracciando sia la luce che l'oscurità, e sperimentare l'energia condivisa che ci unisce tutti.
Installazione
On The Other Earth è una nuova installazione coreografica post-cinematografica, ispirata al mio ultimo lavoro, Deepstaria (2024), che rifrange, evolve e reimmagina il DNA concettuale dell’opera in una nuova forma di esperienza sorprendentemente originale.
Sfruttando i paradigmi di interazione della pratica pionieristica della media art di Jeffrey Shaw, On The Other Earth si svolgerà nella nuova installazione radicalmente immersiva nVis di Shaw, il primo schermo cinematografico LED stereoscopico a 360 gradi al mondo. Le sue immagini panoramiche da 26 milioni di pixel vengono vissute all’interno di un’avvolgente architettura cilindrica larga otto metri e alta quattro. Invitando a un’interazione intima, gruppi di venti o trenta persone sperimentano insieme l’installazione digitale immersiva. Un sistema sonoro surround a 32,4 canali rafforza ulteriormente le qualità immersive dell’installazione.
Una caratteristica estetica e operativa fondamentale di nVis di Shaw è il suo innovativo strumentario di tecnologie di tracciamento e rilevamento che consentono a singoli e gruppi di visitatori di interagire con l’ambiente audiovisivo circostante. Si tratta di una piattaforma di “realtà mista” informata dall’intelligenza artificiale, in cui gli abitanti del mondo reale e di quello virtuale interagiscono reciprocamente e creano insieme una “narrazione co-evolutiva”.
Esplorando questi paradigmi unici di visualizzazione e interazione, On The Other Earth combina performance di danza, coreografia, imaging digitale, rilevamento multimodale, intelligenza artificiale, interattività del pubblico e suono spazializzato in un’esperienza umanamente stimolante e magica del XXI secolo.
Biennale College
Biennale College è stato un punto di forza di tutte le edizioni della Biennale Danza, con un programma che si è evoluto e affinato fin dal suo inizio. La nostra ambizione di mettere in contatto i nostri giovani talenti in erba con opportunità di apprendimento, formazione, tutoraggio e creatività senza pari è stata rafforzata dall’eccellente insegnamento di artisti di fama internazionale come Pite, Forsythe, Xie Xin, Teshigawara, Forti, Caprioli e altri. Ogni stagione riflettiamo e rivediamo la nostra offerta, lavorando per raggiungere uno standard di riferimento nella formazione alla danza, nel contesto di questa meravigliosa serie di Festival internazionali della Biennale.
Anche quest’anno, 16 giovani danzatori provenienti da tutto il mondo e due giovani coreografi risiederanno alla Biennale Danza 2025 per tre mesi, frequentando corsi, workshop e, soprattutto, creando nuove opere.
In una fase iniziale, con il mio gruppo di lavoro ci concentreremo sull’esplorazione del phisical thinking sviluppato attraverso pratiche coreografiche e performative. Questo programma intensivo migliorerà le capacità collaborative del gruppo in preparazione alla creazione di un lavoro comune, condividendo anche le tecniche per generare materiale di danza e composizione.
La famosa coreografa Sasha Waltz presenterà una serata di danza con Biennale College Danza, mostrando il suo adattamento dell’opera iconica di Terry Riley, In C. Creata come un’interpretazione di danza variabile di questo pezzo, intenzionalmente progettata per non essere una performance scenica fissa, si tratta di un sistema sperimentale di 53 figure coreografiche per un’improvvisazione strutturata con regole e leggi chiare. In C è un pezzo dinamico e modulare che esamina il dialogo tra danza, musica e spazio, sia in digitale che nella vita reale.
In un progetto site-specific unico nel suo genere, The Herds, Biennale College collaborerà a un’iniziativa senza precedenti di arte pubblica su larga scala e di lotta al cambiamento climatico. Da aprile ad agosto 2025, mandrie di animali a grandezza naturale invaderanno i centri urbani - da Kinshasa fino all’estremo lembo della Norvegia - lungo un percorso di 20.000 km, a simboleggiare la loro fuga dal disastro climatico che ha distrutto il loro habitat. Biennale College Danza incontrerà The Herds a Venezia, e, per l’occasione, la star dell’hip-hop Anthony Matsena creerà un inedito intervento coreografico.
Perseguendo la volontà di avere i più grandi artisti di danza viventi in dialogo e collaborazione con Biennale College (gli anni passati hanno incluso Alessandra Ferri, Carlos Acosta, Saburo Teshigawara, Shro Takatani, Cristina Caprioli, Carolyn Carlson e altri ancora), i nostri studenti avranno come ospite la poliedrica superstar del Leone d’Oro 2025 Twyla Tharp.
Collaborazioni
Indigo Lewin è la nostra fotografa in residenza dal 2000 e ha catturato i momenti intimi, prosaici e trasformativi di ogni edizione di Biennale Danza. Le sue immagini affascinanti e inaspettate sono state presentate in mostre, cataloghi e formati di grandi dimensioni.
Per celebrare il notevole archivio fotografico che documenta i mei primi quattro anni di direzione e per dare l’addio a Lewin, creeremo e pubblicheremo un imponente libro fotografico sulla danza in collaborazione con l’Archivio della Biennale. Il libro sarà lanciato durante il festival. Inoltre, presenteremo una selezione delle sue splendide fotografie in una grande mostra.
Incontri e laboratori
Le occasioni di conversazione e discussione curate per incontrare gli artisti prima e dopo gli spettacoli, per approfondire il loro lavoro e la loro visione artistica, sono rivelatrici e stimolanti. Offriremo ulteriori opportunità per questi incontri nel 2025. Proseguendo e alimentando il nostro programma di tutoraggio a colloquio con il nuovo gruppo di giovani giornalisti e curatori di danza della Biennale, forniremo una solida base per i loro futuri percorsi di carriera e stimoleremo il nostro pubblico con un dibattito liberatorio.
Ogni artista che si esibisce o presenta un lavoro alla Biennale Danza 2025 offrirà un workshop per un’ampia gamma di partecipanti durante il festival stesso. Questo programma di workshop consente a un pubblico eterogeneo di danzatori professionisti e non professionisti di sperimentare dal vivo gli incredibili mondi fisici dei talenti della Biennale. Molti di questi workshop saranno aperti al pubblico e incoraggeranno attivamente i danzatori amatoriali a partecipare e a godere del potere della danza in azione.
Call to Action
Infine, il mondo dell’arte si trova attualmente in una posizione precaria. Dopo il Covid-19, noi come comunità abbiamo promesso di ricostruire meglio - per alimentare un ecosistema artistico che sia evolutivo, potente ed equo. L’importanza delle arti nella nostra vita, come forza di connessione empatica e costruzione di ponti per la comprensione delle nostre differenze e l’incoraggiamento di un pensiero divergente, è vitale oggi - in un clima di conservatorismo, paura, enorme riduzione dei finanziamenti e potenziale cancellazione delle arti per influenzare il cambiamento.
Gli artisti e le organizzazioni artistiche hanno bisogno di supporto in questo momento. Gli artisti ai margini devono essere sostenuti e l’erosione del paesaggio culturale deve essere provocata e sfidata non solo dagli artisti, dai produttori, dai leader culturali, da istituzioni d’eccellenza come la Biennale e dalla stampa culturale, che hanno un modo diverso di guardare il mondo - occhi nuovi, visioni nuove, prospettive nuove. Ognuno di noi può fare la sua parte. Siete tutti qui perché siete amanti dell’arte, sostenitori dell’arte e campioni dell’arte - insieme possiamo fare di più, aprirci di più ed essere più solerti. Quindi, per favore, spingete i vostri editori a darvi più spazio per parlare delle arti, scrivete più notizie, più editoriali, più online, mettete più arte in TV (e un ringraziamento va alla Rai che fa un lavoro incredibile di racconto delle arti nelle diverse sfaccettature). Tutti noi capiamo per cosa vale la pena lottare veramente. Grazie per la lotta!